150121 / Interviste

 

@ CITEM

> 21.01.2015 // Laboratori DMS – Via Azzo Gardino 65A, Bologna (BO)

w/ Goga Mason

« Questa intervista vuole essere il primo mattone di un sito/blog dedicato a una corretta informazione e promozione delle performance di animazione dal vivo. Tecnica ancora, almeno in Italia, troppo oscura da divulgare più chiaramente. Al seguito vorremmo aggiungere altre interviste ad artisti, internazionali e italiani, e cominciare una catalogazione di artisti/animatori, curatori, vj, musicisti e performers che in vari modi si cimentano in questa esperienza. » [Serena Oddo]

 

 

S.O.: Chi è e come si definisce Goga, artista, animatore, performer, altro? (anche studi, breve excursus delle tue esperienze artistiche, ecc.)

Goga: Ho studiato all’accademia di Brera a Milano e mi sono poi specializzata all’ERG, école de recherche graphique di Bruxelles. A Bruxelles e poi in Russia, a Mosca ho sperimentato tecniche di animazione tradizionale, con l’obbiettivo di utilizzare il meno possibile il computer e dare spazio alla materia e agli errori. Io mi definisco un’illustratrice animata.

S.O.: Cosa è il collettivo DENSO, e in che modo hai iniziato a lavorare con loro?

Goga: DENSO non è un collettivo ma un “contenitore” in movimento di “esperienze dense” e io ci sono caduta dentro.

S.O.: Come definiresti i tuoi spettacoli live?

Goga: Nel 2011 per partecipare ad un festival di mapping avevo descritto il mio lavoro così: “Little things for wonderful night”

S.O.: Come nasce per te il lavoro dal vivo?

Goga: A volte ho collaborato con musicisti senza averli mai incontrati/ascoltati prima e in quel caso è tutta una sorpresa… da tre anni proietto principalmente all’interno del progetto VIDEO ANIMAZIONI VIVE dove le immagini in movimento e l’audio vengono pensate insieme al musicista ma in ogni caso durante il Live tutto viene strapazzato. Le esibizioni dal vivo sono sempre una gran sorpresa, tutto si fonde con l’energia e le emozioni che vengono generate dalle persone che guardano, ballano e vivono.

S.O.: Quali sono state le fonti d’ispirazione che ti hanno portato ad elaborare questo tipo di performance?

Goga: L’idea che le mie animazioni fossero esclusivamente rinchiuse nel web mi rendeva triste. La prima volta che le ho viste proiettate (libere dallo schermo) mi ha riempita di gioia.

S.O.: In che modo è cambiato, nel corso del tempo, il tuo metodo?

Goga: Io sono partita totalmente allo sbaraglio senza avere nessuna esperienza o nozione di come si poteva affrontare un live, quindi inizialmente utilizzavo dei frammenti delle mie animazioni e software che mi permettevano di realizzare delle micro animazioni con la penna grafica ma questa modalità non aveva modo di evolversi così con DENSO abbiamo sviluppato un’applicazione in PURE DATA. Volevamo che la nostra applicazione mi permettesse di essere più libera per disegnare durante il live (con i colori veri) ma che rispondesse al suono in modo dinamico, abbiamo capito che sarebbe stato interessante utilizzare il mio modo di animare (frame by frame) quindi ora il nostro live è composto “semplicemente” da webcam e file in .png e assolutamente senza effetti sul colore (che io odio) le influenza che ha il computer sono sul movimento (x,y,z), sulla rotazione e lo zoom. Non amo in generale utilizzare troppi “effetti”, non li trovo divertenti.

S.O.: Hai mai realizzato i tuoi lavori in analogico? Se sì, quali sono, secondo te, le principali differenze tra le esperienze analogiche con pellicola e l’evoluzione digitale? E in che modo lo sviluppo del digitale ha influenzato il tuo lavoro?

Goga: Amo utilizzare il proiettore di diapositive e manometterle con il colore. Spesso sovrappongo la proiezione digitale a quella analogica, solo segno con tavoletta grafica proiettata sopra alle diapositive. Nel mio caso la modalità analogica mi permette di vivere in modo imprevedibile il live e quella digitale di diventare un tutt’uno con la musica. Io amo sia la modalità analogica che quella digitale, mi piace che le due cose si fondano, così che il colore e il movimento siano gli unici protagonisti.

S.O.: Come definiresti l’equilibrio alternato tra tecnologia ed esperienza grafico-pittorica tradizionale che si sviluppa con questo metodo di lavoro?

Goga: Leggendo questa domanda ho pensato a questa frase: “dove passato presente e futuro danzano insieme, e la ragione non serve.” Nirvana, Salvatores

S.O.: Quali software, programmi e strumenti utilizzi nei tuoi lavori live?

Goga: Gli strumenti che uso di più in questo periodo sono Pure Data quindi il computer, web-cam e tavoletta luminosa oppure microscopio USB e saliva [: ]

S.O.: Com’è cambiato il tuo modo di lavorare visivamente nella sintesi di un lavoro dal vivo (sintesi di segno e animazione rispetto ai tempi scenici)?

Goga: Grazie al lavoro dal vivo ricerco la leggerezza (file poco pesanti e animazioni fluide). Poter disegnare direttamente dal vivo invece mi permette di gestire l’andamento emotivo della performance in modo più interessante, sincero.

S.O.: Quali sono state, se ci sono state, le difficoltà nel dialogo con programmatori digitale?

Goga: La pesantezza del codice binario si scontra con la leggerezza delle idee.

S.O.: Potresti dare una definizione di questo modo di lavorare che, almeno in Italia e in parte in Europa, non trova ancora una collocazione ben definita?

Goga: Io trovo le definizioni pericolose… e penso che sia una fortuna che questo tipo di performance non abbia ancora una collocazione, mi auguro che questo lasci una maggior libertà e che tenga l’animazione Live lontano dalle regole.

S.O.: Che rapporti hai con il mondo dell’animazione?

Goga: Il mio percorso di studi e di vita è stato sempre lontano dal mondo dell’animazione vero e proprio. Di recente ho visto e partecipato (solo con dei Live) ad alcuni festival e ho capito che esiste un’animazione “contemporanea” oscura e pesante, ma nel mio cuore e nella mia testa c’è sempre la frase di Roger Rabbit nel film ‘Chi ha incastrato Roger Rabbit’: “Ma io sono un cartone! E i cartoni esistono per far ridere la gente! Tu non capisci, quella gente aveva BISOGNO di ridere!”
Esistono anche molti animatori che amo ma io mi sento comunque lontana da questo settore.

S.O.: Che rapporti hai con il mondo dell’arte?

Goga: Nessuno.

S.O.: Che rapporti hai con il mondo del cinema?

Goga: Ho grande simpatia per il cinema, soprattutto quello Asiatico. Ho contribuito con un trailer animato per il FAR EAST FILM FESTIVAL di Udine ed è stato molto bello vedere le mie geishe ballare prima di un film di Fruit Chan.
Un mio sogno cinematografico recente è di realizzare dei titoli di testa/coda animati.

S.O.: Che rapporti hai con il mondo della musica?

Goga: Prima di incontrare DENSO le mie animazioni non avevano un audio e i miei live non andavano a tempo… Ora sento di avere una mia colonna sonora.

S.O.: Hai sviluppato in questi anni collaborazioni con altri artisti, animatori, musicisti, sviluppatori di software, curatori ecc.?

Goga: Niente che valga la pena di essere scritto.

S.O.: Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

Goga: In questo momento sono affascinata dalle visioni fantascientifiche, il colore rosa, i gatti bianchi e neri, il corpo delle donne visto dalle donne. Durante i live mi piace disegnare le cose che mi divertono e mi fanno sentire tranquilla, sicura.

S.O.: Immaginario astratto e immaginario figurativo. Come ti muovi in questo equilibrio?

Goga: Il figurativo estremamente zoomato è il mio astratto preferito.

S.O.: Quali sono le differenze principali nello sviluppo visivo e di soggetto tra un cortometraggio e un live? Secondo te è auspicabile un progetto aperto a entrambi i metodi?

Goga: Mi capita spesso di utilizzare i miei personaggi delle animazioni dal vivo.

S.O.: Quanto tempo dedichi alla creazione di uno spettacolo, e quanto lo lasci aperto a contaminazioni nelle repliche?

Goga: Più o meno un mese, cerco di non replicarlo.

S.O.: In che modo l’essere in scena fisicamente influenza, se lo fa, il tuo lavoro?

Goga: Più che il mio essere in scena mi influenza essere circondata di persone.

S.O.: Conosci, e se sì, cosa ne pensi del mondo del vjing o di esperienze come il mapping o similari?

Goga: Mi sono ritrovata a sperimentare il mapping ma ci sono troppi confini da rispettare e questo mi fa sentire poco a mio agio, infatti le mie proiezioni su strutture architettoniche e palazzi sono gestite in modo libero, molto poco geometrico.
Del mapping all’aperto amo il fatto che la proiezione è meravigliosamente grande, così grande che non è possibile restarne indifferenti.
il Vjing è estremamente divertente, mi è capitato di proiettare per otto ore di seguito, il rapporto con la gente che balla e si diverte è molto bello, quasi intimo.

S.O.: Puoi dare una definizione dei canoni di lettura di una performance di animazione dal vivo?

Goga: Non ho definizioni.

S.O.: Quali immagini possano essere gli sviluppi di questa tecnica e in che modo si collocherà, a tuo parere, nelle sperimentazioni future?

Goga: Per il mio futuro mi piacerebbe unire l’animazione live al circo.

S.O.: Quale pubblico è più pronto a questo tipo di esperienze live?

Goga: Le persone estremamente simpatiche.

S.O.: Quali sono i tuoi progetti futuri? Pensi a delle collaborazioni con altri videoartisti o allo sviluppo di nuove tecniche?

Goga: In questo momento sono concentrata nel terminare il tavolo per fare le animazioni da studio totalmente a mano con la tecnica del CUTOUT. Per il live mi piacerebbe sviluppare più metodi in base alle diverse occasioni, ritornare ad un approccio più analogico quando il tempo e lo spazio lo permettono e sviluppare anche un metodo che mi permetta di disegnare in digitale per le esibizioni last minut.

S.O.: Esiste una bibliografia critica su questo settore?

Goga: Se c’è non la conosco.

S.O.: Puoi indicarmi cinque artisti/animatori/altro che ritieni fondamentale sentire per la divulgazione di questa tecnica?

Goga: Vj suave (San Paolo, Brasile), loro valgono per cinque.

 

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